Avatar gufetta11

Aveva vissuto sulla pelle diversi tipi di perdite,aveva visto morire intorno a sé persone nei modi più disparati. Aveva potuto osservare il dolore dilacerante della morte improvvisa che strappa anima e corpo da questo mondo per catapultarla in chissà quale altra dimensione,ricordava di avere assaporato la disperazione attraverso le lacrime altrui,quelle stesse lacrime che avrebbe voluto bere una ad una pur di eliminarne la causa. Ricordava di avere assaggiato fugacemente l’amaro gusto dello smarrimento, della sofferenza che paralizza se stessa in un mutismo del cuore che può uccidere più di un cancro, perché prolunga all’infinto il bruciore di una ferita purulenta che non si è in grado di disinfettare. Aveva visto persone entrare in una bara e sentiva ancora nelle orecchie rimbombare il suono ruvido della calce spalmata con colpi di polso decisi sull’estremità del loculo. Ricordava benissimo di avere chiesto a Dio mille e mille volte “perché?”,ricordava di avere gridato fino a sentire il sangue mescolarsi alla saliva,non aveva potuto capire il perchè,non avrebbe mai potuto accettare che non ve ne fosse uno.
Quando pensava alla morte pensava alla facilità con cui una lacrima scivola lungo una giovane guancia non ancora segnata dai segni del tempo e della vita;pensava alle foglie d’autunno,non a quelle che volteggiando vorticosamente si staccano dai rami con grazia,pensava a quelle cadute da giorni,sporche,calpestate,frantumate e infangate,a quelle che nemmeno scricchiolano più sotto i piedi,a quelle che nessuno osserva più.
Niente può essere peggiore di questo, ricordava di avere scritto rabbiosamente su una pagina di diario.
Poi erano venuti nuovi giorni, nuove albe profumate di euforia,nuovi tramonti colorati e infiniti come i cieli brasiliani. Aveva imparato a discernere nei volti delle persone felici la gioia e allo stesso modo aveva imparato a riconoscere altri tipi di morte che già avevano toccato la sua esistenza,che già l’avevano segnata senza che lei ne fosse veramente consapevole. Aveva riconosciuto la morte di chi sceglie di non esistere più pur di sotterrare un cuore troppo provato dalle vicende inspiegabili di un’esistenza che non si sceglie,che non ci sceglie,ma che colpisce alla spalle,ineluttabile. Anni e anni prima era rimasta ferma,immobile,incredula, osservando gli altri smontare il palco su cui danzava un tempo insieme a chi a tradimento le sfilava le tavole di legno da sotto i piedi. Sangue del suo sangue, per un lasso di tempo che era il suo sempre di ragazzina le era sembrato di essere amata da chi era nato come lei in una famiglia fortunata. Chi prima ballava con lei al ritmo della samba, planando su pendii innevati, candidi come l’ingenuità che avrebbero dovuto stringere tra le dita per più tempo un giorno era caduto. L’ultima persona che avrebbe dovuto gli aveva fatto lo sgambetto a tradimento. Tutto era stato smantellato a poco a poco,con l’inesorabile costanza delle cose che si sgretolano. Qualcuno l’aveva fatta scendere dal palco da cui non sarebbe voluta scendere mai, qualcuno l’aveva salvata,bambina tradita e derubata.
Era stato il primo furto che aveva subito,le avevano rubato la famiglia che amava e se ora ci pensava con la consapevolezza e la rabbia dei vent’anni inoltrati provava la stessa bruciante desolazione di chi non può che accettare la perdita perché non sa più dove cercare.
Era stata derubata ingiustamente di un legame importante, di un rapporto reciso sul nascere. La consapevolezza a cui l’età la aveva portata era soltanto quella di chi sa di aver perso un’occasione che mai potrà ripresentarsi uguale. Tutto sarebbe stato un rimedio,tutto sarebbe stato soltanto un inseguimento disperato di qualcosa che era già svanito anni e anni prima,grazie alla banalità del male,a causa della fragilità del bene.
Quello era un altro e peggiore modo di morire;era l’afasia dei sentimenti,la paralisi della ragione,la follia dell’anima che esplode disintegrandosi e desiderando solo di non essere più,desiderando solo di essere altro.
Non aveva qualcuno da odiare per questo,non poteva odiare colui che in realtà era stato tradito come lei,non poteva imputare questo a nessuno se non a chi era stato vittima e ora divenatava suo carnefice. Era morto dinanzi ai suoi occhi,non ricordava di preciso quando,rammentava soltanto una dannatissima cena di Natale in cui aveva gli occhi troppo gonfi per prestarsi a foto di famiglia sorridenti,ricordava soltanto quella soffocante sensazione di vuoto,di assenza,di lontananza,di indifferenza.
Ricordava chiacchiere da adulti con chi non aveva fatto in tempo a terminare di crescere insieme con lei. Aveva guardato il suo volto di uomo e aveva provato a soprapporre i lineamenti delicati del ragazzino scoppiettante che qualcuno le aveva ucciso davanti agli occhi,anni e anni prima. E infine aveva provato a perdonare,aveva tentato con tutte le sue forze di perdonare tutta quella tavolata di persone infelici,aggrappate con sorda disperazione ognuna al




On April 06 2011 11 Views



Avatar deng89

deng89 On 12/04/2011

la vividezza della tua scrittura mi lascia assolutamente senza fiato...


Avatar gufetta11

gufetta11 On 07/04/2011

alla propria ridicola ancora di salvezza. Chiudendo per un momento gli occhi aveva detto addio per sempre a quel volto amico che era scomparso da anni sotto le acque torbide della finzione,quella finzione così posticcia che aveva tentato di sopportare ancora,in una delle tante cene della vigilia in cui ognuno doveva recitare,chissà per chi,una felicità irreale.
E’ che la morte è così,colpisce le persone intorno a te senza preavviso e ti lascia sola,dinanzi a una tomba di marmo, o dinanzi a una tomba di carne.





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